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Copertura in legno lamellare -
tetti in legno
TETTI LAMELLARI. Il legno lamellare, attraverso la
sua innovativa tecnologia, riunisce in sé tutte le buone qualità del
legno, senza i suoi difetti ...
DESCRIZIONE AMIANTO TIPO CRISOTILO
AMIANTO CRISOTILO - rimozione bonifica
smaltimento amianto compatto e friabile - lavori edili in genere -
controsoffitti in cartongesso - cappotti di
...
REGIONE LOMBARDIA. Sopralluogo di un
tecnico presso l'ubicazione dei lavori. Compilazione modulo NA/1 per
censimento amianto.
...
Le grondaie, i pannelli termici, i
comignoli, i canali di gronda.
TIPOLOGIE DI COPERTURE - rimozione bonifica smaltimento amianto compatto
e friabile - lavori edili in genere - controsoffitti in cartongesso -
cappotti di
...
AMIANTO ACTINOLITE, actinolite,
ANTOFILLITE - rimozione bonifica smaltimento amianto compatto e friabile
- lavori edili in genere - controsoffitti in
...
travi in acciaio, travi IPE, travi HE,
travi UPN, carpenteria metallica, Acai, UNI
Esposizione
all'amianto, Che cos'è l'amianto, Gli impieghi dell'amianto, Perché è
pericoloso l'amianto, Sempre rischioso l'amianto?, Che cosa dice la
legge ...
1 Linee guida
per la stesura del PIMUS (Piano di montaggio, uso e smontaggio) dei
ponteggi metallici fissi ai sensi del D. Lgs. 235/2003
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rimozione bonifica smaltimento
amianto compatto e friabile - lavori edili in genere - controsoffitti in
cartongesso - cappotti di ...
"Norme relative alla
cessazione dell'impiego ... dei siti contenenti amianto di cui alla legge
n. 257/1992. ...
Il
fibrocemento, una volta detto anche cemento-amianto o, dal nome del maggiore
produttore, Eternit, è una mistura di cemento e fibre con un'elevata
...
PANNELLI SANDWICH.
Struttura di un pannello coibentato. Composto da due lamine metalliche
grecate, ondulate o microdogate di vario tipo (acciaio, alluminio,
...
COPERTURE IN TEGOLE PORTOGHESI
tegola portoghese. tegole,coppi,tavelle
sottotetto,tegola e coppo per tetti.
Rimozione e smaltimento amianto di copertura in eternit,
rimozione e smaltimento amianto compatto di canne fumarie
...
15 gen 2007 ... Tumore al polmone:
mesotelioma, la triste eredità dell'amianto
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RISPARMIO ENERGETICO:
RUOLO DEI SOLAI DI FALDA E DEI MANTI DI
COPERTURA
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Gli involucri di copertura, specie quelli
inclinati e dotati di manto costituito da elementi
discontinui, come tegole e coppi in laterizio
(maggiormente durevoli rispetto a quelli
orizzontali), costituiscono la principale protezione
dell'edificio sia dalle intemperie, sia dal caldo e
dal freddo. È evidente, quindi, che a tali strutture
il progettista debba prestare particolare
attenzione: ad esempio, per ciò che concerne il
comfort abitativo ed il risparmio energetico, specie
quando il sottotetto è abitato. I solai in
latero-cemento, uniti ai manti in laterizio, grazie
alle intrinseche proprietà massive, che si
manifestano con significativi valori di sfasamento e
attenuazione dell'onda termica, creano i presupposti
per il mantenimento di un idoneo comfort abitativo
sia nel periodo estivo che in quello invernale.
L'edificio, secondo quanto riportato nell'art. 2 del
D. Lgs. 192/05, è descritto come un "sistema
costituito dalle strutture edilizie esterne che
delimitano uno spazio di volume, definito dalle
strutture interne che ripartiscono tale volume e da
tutti gli impianti e dispositivi tecnologici che si
trovano stabilmente al suo interno". Dunque,
sono considerate come strutture edilizie
d'involucro, non solo le chiusure verticali, ma
anche le chiusure orizzontali ed inclinate esterne.
Quando si considerano le chiusure esterne, ai fini
della valutazione delle prestazioni termiche, si
computa il contributo di ogni strato componente, da
quello di finitura interno al rivestimento esterno:
anche la prestazione di questo ultimo incide sui
valori termici e sul comfort interno all'edificio.
Analogamente, nel caso delle coperture, queste, in
quanto parti dell'involucro dell'edificio, devono
essere considerate globalmente: parte strutturale e
manto esterno.
Il D.Lgs. 192/05 e le disposizioni correttive ed
integrative contenute nel D. Lgs. 311/06 riportano i
valori di trasmittanza termica da rispettare per le
strutture opache orizzontali o inclinate,
differenziati per zona climatica, ed i valori di
trasmittanza per i pavimenti. Come viene poi
specificato nell'allegato I, Regime transitorio
per la prestazione energetica degli edifici,
anche per i valori di trasmittanza delle coperture e
dei pavimenti sono previsti valori di tolleranza
fino al 30% in più rispetto ai limiti tabellati nel
decreto stesso.
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| I solai in latero-cemento e le coperture con
manto in laterizio |
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Le scelte progettuali delle chiusure
orizzontali, sia che queste siano piane o inclinate,
necessarie per l'isolamento termico e per evitare il
rischio di condensa, variano a seconda della loro
posizione nell'edificio.
Più specificamente si possono distinguere tre casi:
- solaio di copertura propriamente detto;
- solaio di copertura di altri ambienti non
riscaldati;
- solaio su ambiente esterno in genere
(calpestio di ambienti a sbalzo, solaio su
pilotis, ecc.).
La differenza sostanziale tra il primo caso e gli
altri due è determinata dal fatto che il solaio di
copertura può necessitare di una barriera
impermeabilizzante che protegga le strutture
sottostanti dalle infiltrazioni di acque meteoriche
ed, inoltre, è soggetto a forti sbalzi di
temperatura superficiale, a causa della sua
esposizione al sole.
Gli interventi volti a incrementare le sue
prestazioni termiche possono incidere notevolmente
sul miglioramento del microclima interno,
dell'inquinamento indoor e dei costi
d'esercizio (conseguenti alla minore richiesta di
potenza termica, sia per il riscaldamento invernale
che per il raffrescamento estivo).
Tra i numerosi modi adottati per classificare le
coperture discontinue, la norma UNI 8627 utilizza
come riferimento il comportamento igrotermico,
basato sul ruolo di due specifici parametri:
l'isolamento termico e la ventilazione.
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Alcune soluzioni conformi riferite agli
schemi funzionali dei tetti in base al loro
comportamento termoigrometrico:
1 - tetto non isolato e non ventilato;
2a,b - tetto non isolato e ventilato;
3 - tetto isolato non ventilato;
4a,b - tetto isolato e ventilato. |
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In una copertura, l'isolamento termico ha lo
scopo di controllare le dispersioni di calore nel
periodo invernale; attraverso la ventilazione,
invece, si persegue l'obiettivo di ridurre il flusso
termico entrante nel periodo estivo e di smaltire il
vapore interno nel periodo invernale.
La norma UNI 8627 definisce quattro schemi
funzionali:
- il tetto non isolato e non ventilato, in cui
non sono previsti né lo strato termoisolante, né
lo strato di ventilazione;
- il tetto non isolato e ventilato, in cui è
previsto solamente lo strato di ventilazione;
- il tetto isolato e non ventilato (tetto
'caldo'), in cui è previsto lo strato
termoisolante mentre è assente lo strato di
ventilazione;
- il tetto isolato e ventilato (tetto 'freddo'),
in cui è previsto sia lo strato termoisolante,
sia lo strato di ventilazione.
Nelle coperture a falde, effetti termoigrometrici
benefici, anche se poco controllabili, possono
essere conseguiti anche in assenza di specifici
strati funzionali termoisolanti o di ventilazione
per effetto della forma stessa del tetto (si pensi
al volume d'aria del sottotetto che, se non
interessato da moti convettivi, può assolvere
funzioni coibenti) o della sua caratterizzazione
fisica (si pensi alla circolazione d'aria nel
sottotetto garantita da una struttura portante
discontinua).
Occorre inoltre ricordare che anche gli schemi di
copertura privi di strato di ventilazione (schemi 1
e 3) devono sempre contemplare la presenza dello
strato di micro-ventilazione, essenziale per
garantire il corretto equilibrio igrotermico del
manto. Da ciascun schema funzionale si possono
ottenere diverse configurazioni, definite soluzioni
conformi, che danno luogo alle differenti
possibilità di utilizzazione del sottotetto.
Relativamente alla verifica delle prestazioni
termoigrometriche per le coperture con manto in
elementi di laterizio (coperture inclinate a falde,
di tipo ventilato e non ventilato), il calcolo del
contributo della ventilazione di una copertura
ventilata è oneroso e, in ogni caso, nel periodo
invernale, non incide in maniera sostanziale.
Al contrario, nel periodo estivo, la ventilazione
naturale contribuisce a migliorare la situazione di
comfort interno, oltre a diminuire lo stress per gli
impianti.
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| La massa superficiale degli orizzontamenti |
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Come per le pareti opache verticali, anche
quelle orizzontali e inclinate, secondo quanto
indicato al punto 9 dell'allegato I del D. Lgs.
311/06, devono soddisfare il valori di massa
superficiale di 230 kg/m2, per le
località in cui il valore medio mensile dell'irradianza
sul piano orizzontale (ad esclusione della zona F,
ad es. Belluno, Cuneo), nel mese di massima
insolazione estiva, sia maggiore o uguale a 290 W/m2
(in Italia sono più numerosi i capoluoghi con il
valore di irradianza maggiore a tale valore).
Da una interpretazione del testo dell'allegato I del
Decreto, appare poco chiaro l'uso quasi indistinto o
non specificato del termine "strutture opache
verticali, orizzontali", come al punto 7, e del
termine "pareti opache verticali, orizzontali", come
al punto 9. Se si volesse evidenziare la
sfaccettatura fra il termine "struttura", riferita
alla sola "parte resistente", e il termine "parete
opaca", come l'intero involucro esterno, per la
verifica della massa superficiale bisognerebbe,
pertanto, tenere in considerazione anche il manto di
copertura (e, per conseguenza, il suo peso) che
effettivamente può offrire un contributo importante
sullo sfasamento e sull'attenuazione dell'onda
termica. |
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| Possibili soluzioni di copertura |
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Un solaio in latero-cemento non è certamente una
struttura considerabile "omogenea" o composta di
strati omogenei; come noto, la sua composizione
consta di almeno tre diversi materiali: il
laterizio, l'acciaio, il calcestruzzo. I blocchi di
laterizio presentano, inoltre, delle cavità di aria,
per cui il flusso di calore che attraversa il solaio
passa:
- per conduzione attraverso i materiali solidi
che permettono una continuità fisica da un
ambiente all'altro (il calcestruzzo, il ferro ed
i setti in laterizio);
- per conduzione, convezione (a causa dei
movimenti d'aria) e irraggiamento all'interno
delle cavità dei blocchi.
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La
forte diversità geometrica della struttura dei
solai, inoltre, non permette di schematizzare gli
strati come omogenei e, conseguentemente, di
valutare il flusso termico con il metodo della
parete multipla. Quindi, si ricorre, spesso, ad una
grandezza di tipo globale, detta conduttanza termica
"C", definibile sperimentalmente oppure mediante
calcoli agli elementi finiti secondo la UNI EN 1745
(2005). Il suo inverso costituisce la resistenza
termica unitaria. A complicare le cose, va
sottolineato che i solai sono costituiti anche da
una serie di ulteriori strati di materiali diversi,
con differenti funzioni (di isolamento termico, di
sottofondo, di pavimentazione, di
impermeabilizzazione, ecc.). |
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Modalità di passaggio del calore attraverso
un solaio:
- per conduzione attraverso i solidi in continuità;
- per conduzione, convezione e irraggiamento nelle
zone di discontinuità dei materiali e di presenza di
aria;
- flusso di calore attraverso i setti verticali
continui dei blocchi. |
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Nonostante che la norma UNI EN 1745 consenta il
calcolo dei valori termici di progetto, oltre che
delle chiusure verticali, anche delle coperture, per
rapidità, spesso, si fa riferimento alle tabelle
della norma UNI 10355, che forniscono le resistenze
termiche unitarie delle più diffuse tipologie di
solaio in latero-cemento, per ciascuna delle quali
sono riportate:
- la descrizione del "pacchetto";
- la rappresentazione schematica del solaio e
dell'elemento che lo compone (il blocco);
- la massa volumica del blocco (vuoto per
pieno);
- le dimensioni del blocco e la sua
percentuale di foratura;
- la densità o peso specifico per unità di
superficie di solaio;
- la resistenza termica unitaria riferita alla
temperatura media di 20°C.
Tali valori, tuttavia, si riferiscono alla sola
struttura solaio e non includono né il contributo
degli intonaci, né quello dei coefficienti
superficiali di scambio per convezione e radiazione.
Si riportano di seguito le schede esemplificative
del calcolo della trasmittanza termica per due
tipologie di copertura inclinata, con le stesse
stratificazioni e un'unica variabile: lo spessore
del solaio in latero-cemento.
La resistenza termica complessiva R delle soluzioni
di copertura prese in considerazione è stata
calcolata aggiungendo alle resistenze termiche del
solaio in latero-cemento, i cui valori fanno
riferimento alle tabelle della norma UNI 10355,
quelle relative agli intonaci e agli scambi
superficiali di convezione e radiazione.
L'obiettivo da perseguire nella definizione
progettuale delle diverse stratificazioni non è
tanto il soddisfacimento del valore limite di
trasmittanza, che può essere rispettato facilmente
tramite la collocazione di uno spessore maggiore di
materiale isolante, quanto il requisito della massa
del solaio in latero-cemento e delle tegole ai fini
dell'attenuazione e dello sfasamento dell'onda
termica.
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| Esempi di stratigrafie di solai di copertura
in latero-cemento con manto in laterizio. |
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Se si suppone che le temperature dei due
ambienti (interno/esterno), separati dal solaio,
rimangano costanti nel tempo, non si rappresenta la
situazione reale, poichè la temperatura esterna
varia sensibilmente durante il giorno e le stagioni;
così, pur mantenendo la temperatura interna il più
possibile costante, grazie a un impianto di
climatizzazione, questa può variare anche
notevolmente nei periodi in cui l'impianto non è in
funzione, ad esempio durante la notte. L'involucro è
in grado di rispondere a tali variazioni istantanee
attraverso l'inerzia termica.
A tale proposito, il laterizio ed il calcestruzzo
che compongono il solaio hanno un'ottima capacità di
accumulo termico, sia per la loro massa, sia per il
loro calore specifico (rispettivamente 0,84 e 0,88
kJ/kg•K). Ciò non avviene, invece, in presenza di
soluzioni "leggere" a causa del ridotto valore della
loro massa.
Appare chiara, quindi, la necessità di porre molta
attenzione ai solai esterni che, per la loro
posizione, necessitano anche di una ottimizzazione
di tali caratteristiche. In tali circostanze, ancora
una volta, emerge l'esigenza di attribuire il
maggiore spessore possibile al solaio che si viene a
trovare in condizioni di frontiera. Ad una maggiore
altezza corrisponde, infatti, a parità di altre
condizioni, una minore trasmittanza, un maggior peso
e quindi una maggiore inerzia termica. Questa
soluzione è da preferirsi anche rispetto a quelle
che prevedono, per ragioni statiche, il raddoppio
della nervatura. Tale alternativa, infatti, pur
offrendo una massa consistente, e quindi una
capacità di accumulo termico altrettanto efficace,
presenta l'inconveniente di una minore resistenza
termica, a causa della minore altezza e della
maggiore massa di calcestruzzo e di una sua più
marcata conducibilità.
Infine, per utilizzare al meglio la capacità di
accumulo termico di una struttura di frontiera è
necessario fare in modo che la massa si trovi verso
l'interno degli spazi abitati: così il comfort degli
occupanti sarà assicurato sia nel periodo invernale
che estivo.
Ulteriori informazioni ed approfondimenti inerenti
le problematiche termoigrometriche delle coperture
in laterizio, nonché particolari costruttivi,
modalità di posa, normative specifiche di
riferimento, ecc., sono reperibili sul sito
www.copertureinlaterzio.it.
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